Busseto

Verdiana

PIAZZA VERDI

Intitolata al Maestro è la piazza principale di Busseto su cui si affacciano la Rocca, la Chiesa della Collegiata, palazzi porticati e, al centro, il monumento in bronzo a Verdi dello scultore Luigi Secchi, inaugurato nel 1913, centenario della nascita.

 

 

 

CASA E SALONE BAREZZI

Di fronte alla Rocca, sul lato opposto della piazza si trova la casa che fu di Antonio Barezzi.
Al primo piano è visitabile il Salone, già sede della filarmonica bussetana fondata nel 1816 da Barezzi e Provesi, luogo della formazione e rivelazione musicale del giovane Verdi.
Il salone si presenta ora nel suo aspetto tardo-ottocentesco dopo i restauri compiuti nel 1979 e nel 1998 dall'Associazione Amici di Verdi che vi ha la sua sede.
Gli arredi sono tutti originali: il pianoforte viennese Tomaschek, il ritratto a olio di Barezzi sul grande camino seicentesco e quello a carboncino di Verdi, la prima immagine a noi pervenuta del Maestro.
Il Salone è oggi luogo di concerti e conferenze e custodisce la discoteca Antony Rocco Schipper-Suppa, di oltre cinquecento opere complete.

TEATRO VERDI

Progettato dall'architetto Montecchini, realizzato tra il 1859 e il 1864 dal maestro Giovanni Sivelli, decorato dagli artisti parmensi Biasi e Malpeli, e nel bel soffitto allegorico dal pittore bussetano Gioacchino Levi entro il 1868, venne inaugurato solennemente il 15 agosto 1868 con due opere verdiane: Un ballo in maschera e Rigoletto.
In precedenza era esistito un altro teatro, proprio nel medesimo luogo, dove Verdi si era esibito in gioventù, dirigendo una sinfonia per il Barbiere di Siviglia di Rossini. Dotato fin dall'origine di ogni più funzionale struttura: palcoscenico profondo e attrezzato di scene e macchine, numerosi camerini, in sala due giri di sedici palchi ciascuno e uno di loggione, ridotto e fumoir, "trattoria", sala di prove, salone di scenografia, lampadari in bronzo. Nei 120 anni di vita sono state rappresentante quasi tutte le opere verdiane.
Recentemente restaurato, messo a norma e riaperto al pubblico, può ospitare 300 spettatori.

PALAZZO ORLANDI

Costruito in forme neoclassiche dal bussetano Giuseppe Cavalli, pittore e architetto vissuto tra Settecento e Ottocento.
Giuseppe Verdi lo acquistò nel 1845 e ci si installò nell'agosto del 1849, quando era il palazzo più signorile e moderno della piccola cittadina.
In questo palazzo il Maestro compose Luisa Miller, Stiffelio, Rigoletto e Il Trovatore. Fu venduto da Verdi a Giuseppina Strepponi che presto se ne liberò, destinando il ricavato ad una pensione perpetua ai poveri di Busseto.
Ora nell'appartamento del Maestro è allestita un'esposizione di arredi d'epoca, di autografi vari e anche di cimeli di Arturo Toscanini che fu ospite della famiglia Orlandi nel 1913 e nel 1926.

MONTE DI PIETÁ

Il Monte era un'istituzione che univa alle attività di credito su pegno e di beneficenza quelle di promozione culturale: finanziava la scuola di musica della città di Busseto e la cappella musicale della Collegiata di San Bartolomeo, oltre a contribuire al mantenimento degli insegnanti del ginnasio e a distribuire borse di studio a giovani meritevoli e bisognosi.
Ne godette per tre anni anche il giovane Giuseppe Verdi, che poté così completare a Milano la sua formazione di musicista compositore e una volta affermatosi sarà poi riconoscente verso il Monte con il lascito di alcuni poderi.
Dal 1768 il Monte di Pietà si fa carico di una pubblica biblioteca e dispone la costruzione di eleganti e spaziosi ambienti in una nuova ala del suo seicentesco palazzo, che oggi ospita, oltre alla Biblioteca, i locali storici del Monte con gli antichi arredi (eccezionale il monumentale mobile dell'Archivio del Monte) e le preziose suppellettili e locali per mostre al piano terreno.
Nel 1960 il Monte di Pietà si fonde con la Cassa di Risparmio di Parma e il nuovo ente da quarant'anni riserva grande attenzione alla conservazione del palazzo, delle raccolte d'arte in esso conservate e alla gestione dello storico Archivio e della Biblioteca, che custodisce, con gli oltre 35.000 volumi antichi e moderni, il fondo musicale manoscritto della Filarmonica Bussetana, la società di dilettanti cui Verdi prese parte da ragazzo e che diresse poi da Maestro al suo ritorno da Milano: sono 657 brani inediti, la metà circa di Ferdinando Provesi, il primo insegnante di Verdi.

MUSEO CIVICO (Villa Pallavicino)

Situata a Sud-Ovest del paese, Villa Pallavicino spicca isolata in fondo a un viale di pioppi.
Già in costruzione dal 1518, data dell'acquisto della terra da parte del bussetano Matteo Marri, e divenuta negli anni immediatamente successivi proprietà dei Pallavicino. Visitata dal Carlo V nel 1533.
Rimasta incompiuta fino al tardo Seicento, completata coi due corpi posteriori, con l'innalzamento di un piano e con il rinnovo quasi totale della decorazione interna, di gusto barocco, quale appare ancora oggi nonostante il degrado subìto. E' stata acquisita nel corso del XX secolo dal Comune di Busseto, che ha intrapreso un impegnativo e progressivo piano di restauri tesi a riportare il complesso al primitivo splendore.
Cinta da fossato quadrato, alla villa si accede dal ponte attraverso il padiglione della portineria, quasi un arco di trionfo ritmato da lesene raccordate da ghirlande e sormontato dall'inganno bibienesco di un palco teatrale con finte cortine di stucco, vasi sul fastigio e volute laterali: la sua ideazione è ascrivibile all'architetto ducale Domenico Valmagini impegnato a Busseto nel Monte di Pietà. Nelle due nicchie si trovano statue in pietra istriana di Flora e Bacco del veneziano Giuseppe Torretti a cui spettano anche le altre statue del giardino, ora disperse tra la Villa Verdi di Sant'Agata e la Rocca Meli Lupi di Soragna.
Nel corpo centrale che si raggiunge anche dal retro e dai lati attraverso tre rampe di scale in granito e gli archi dei portichetti, sono i segni più evidenti dell'origine rinascimentale della villa: le cornici di bugnato rustico e il vano della "buffalora" aperta ai quattro venti, con la volta ad ombrello affrescata a figure mitologiche e a grottesche nel gusto del Baglione e di altri decoratori emiliani della seconda metà del Cinquecento.
L'interno, che ospita il Museo Civico, presenta nei soffitti delle sale un vasto ciclo di affreschi allegorici, incorniciati da st

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